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Ritorna il Jazz Club Perugia, il Presidente Miriano, una interessante stagione concertistica

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Nel solco dell’ormai lunga tradizione jazzistica perugina, ereditata dall’Hot Club Perugia che mosse i primi passi nel 1946, ancora una volta il JCP ha la possibilità di offrire ai propri Soci ed in generale al pubblico, del quale si augura il consueto folto afflusso, una interessante stagione concertistica, la nona dopo la “rifondazione”, dal prossimo ottobre alla primavera 2011.

Due sembrano le caratteristiche della stagione da evidenziare.

La prima è che nei concerti programmati “c’è più jazz” di quanto ce ne è stato in alcuni degli anni scorsi nei quali, per graduare la comprensione e la godibilità di tale genere musicale da parte del maggior numero di persone, si è tenuto qualche concerto in cui il jazz ortodosso è stato in parte “contaminato” con musica che jazz non era. In altre parole, un atto di fede nei confronti dello sperato e perseguito aumento della sensibilità estetica verso il jazz da parte di un’accresciuta platea ed un sistema per “contare” gli autentici appassionati di Jazz, come testimoniano i complessi artistici invitati: Eric Reed Quartet, Al Foster Quintet, Matthew Witaker Trio, Melissa Aldana Trio, Cyrille Aymee Quintet, Fabrizio Bosso Quartet, Karima Quartet, Antonio Faraò Quartet e il trio Mazzariello-Pietropaoli-Paternesi.

La seconda è che il JCP torna nel Brufani, storico hotel di Perugia. Non un casuale e poco significativo mutamento di luogo rispetto ad alcune pregresse stagioni del Club, ma un forte segnale relativo all’elevato e da non molti  riconosciuto spessore artistico e culturale della musica jazz che a buon diritto viene fatta tornare nel centro della città, da tanti anni una, se non la principale, sede italiana della musica Jazz: ancora, ma ormai non credo che ve ne sia bisogno, un segnale confortante di crescita intellettuale e di civiltà, di caduta di insensati pregiudizi e veti rispetto non solo, almeno per quanto riguarda l’Italia, agli anni ’30 quando, ad andar bene, il jazz era poco più di un esotico monosillabo e, ad andar male, musica bandita dal regime di turno in quanto espressione di sensibilità e cultura non “nazionali”,  forse anche perché proveniente da una pleiade di artisti espressa da strati di popolazione socialmente e razzialmente subalterna, ma anche ad anni relativamente più recenti, come il 1955, quando  il concerto di Louis Armstrong tenuto a Perugia venne negativamente commentato nel corsivo di un quotidiano locale dal titolo “Musica e forsennati” o quando, in tempi ancor più vicini, per molti il nome “jazz” ha rischiato di essere individuato come sinonimo di “rock”.

Tutto questo anche per il piccolo-grande contributo dell’appassionato e disinteressato lavoro di quanti operano all’interno del JCP, come, fra gli altri, Marcello Migliosi, Gigi Napolitano, Stefano Lazzari, della sensibilità artistica e culturale che  Enti pubblici o privati e Persone hanno esternato mediante aiuti materiali, dell’incomparabile contributo dovuto alla regia organizzativa ed artistica di Carlo Pagnotta, vero e proprio “traghettatore” della passione jazzistica perugina e italiana da più mezzo secolo, oltre che protagonista di altre, ben note e più importanti iniziative relative o collegate alla musica jazz.

Nicola Miriano

Presidente del Jazz Club Perugia

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