L'organizzazione
sta già pianificando il lavoro per la quarta
edizione
ARRIVEDERCI DAL JAZZ CLUB PERUGIA
Si è
conclusa, con la PJO e il "Force of Four" di Joe
Locke la terza stagione del jazz d'inverno
di Marcello Migliosi
Video dell'ultimo Concerto della Terza Stagione.
Immagini e montaggio video di Morena Zingales
I NUMERI
DELLA TERZA EDIZIONE E LE DICHIARAZIONI
DEGLI ORGANIZZATORI
di
Luana Pioppi
(JCP) PERUGIA - Oltre 4.000
spettatori, 8 concerti, una "lectio
magistralis" tenuta da Adriano
Mazzoletti, 8 gruppi con circa 70
musicisti, più un incremento del 50
per cento – rispetto allo scorso
anno - del numero dei soci che si
sono iscritti all'Associazione. Sono
i numeri della terza edizione del
"risorto" Jazz Club Perugia che in
questa stagione, ha fatto registrare
quasi sempre il tutto esaurito
all’Auditorium del Giò Jazz Area in
via Ruggero d'Andreotto a Perugia.
Due i concerti per l'ultima data: La
Perugia Jazz Orchestra e Joe Locke "Force
of four". Un successo che conferma
la bontà del progetto, rimesso in
piedi – dopo i fasti di un lontano
passato - da Carlo Pagnotta, Nicola
Miriano, Marcello Migliosi, Mario
Guidi, Gigi Napolitano e Stefano
Lazzari. Lo scopo è quello di
organizzare concerti jazz anche nel
periodo invernale e primaverile per
dare alla città di Perugia, e non
solo, la possibilità di poter
ascoltare musica afroamericana di
qualità tutto l'anno. Pagnotta non
nasconde la propria soddisfazione.
«Al terzo anno di questa "rinascita"
del "Jazz Club Perugia" - afferma -
si è registrato un crescendo di
consensi confermato dalla larga
partecipazione di pubblico e
dall'aumento del numero dei soci.
Negli anni '70 non c'erano questi
livelli ed avevamo oltre 300 soci ed
ancora prima, intorno ai primi anni
'50, insieme ad Adriano Mazzoletti
avevamo fondato l'"Hot Club", dove
il jazz era sempre il protagonista.
Da allora di strada ne abbiamo
fatta, e tanta, con Perugia che è
diventata città leader, a misura di
jazz. Quando tre anni fa si è
sentita questa necessità di
riportare il jazz in autunno ed in
inverno, abbiamo ricreato il "Jazz
Club" e i fatti ci hanno dato
ragione». Dalla prima edizione,
infatti, il numero degli spettatori
è quasi duplicato. «Raramente -
prosegue Pagnotta - quest'anno si
sono visti posti vuoti. Dopo "Umbria
Jazz" ci metteremo subito al lavoro
per organizzare la nuova stagione.
Colgo l'occasione anche per
ringraziare le istituzioni (Regione
Umbria, Provincia di Perugia e
Comune di Perugia), la Fondazione
Cassa di Risparmio di Perugia, la
Camera di Commercio di Perugia, gli
sponsor e tutti i media che ci hanno
aiutato promuovendo questa
iniziativa. Per ultimo voglio citare
anche Valeria Guarducci che, sin
dall'inizio, ha recepito
l'importanza di questi concerti
sempre accompagnati da un buffet che
accontenta tutto. Questo connubio è
risultato essere perfetto! Voglio
ringraziare, infine, anche Marcello
Migliosi che ha organizzato tutta la
parte mediatica». «Carlo Pagnotta –
fa notare Marcello Migliosi,
vicepresidente del Jazz Club Perugia
- si deve "rassegnare", al fatto che
quello che ha seminato negli anni
'50 con l'Hot Club ha prodotto un
innalzamento culturale e
musicologico nel popolo che ama la
musica nera. Nel corso degli anni si
è assistito alla crescita dei
musicisti italiani, di chi il jazz
lo vive, di chi lo ascolta e di
tutti coloro che lo amano. Tutto
questo in Umbria e in Italia. Senza
poi considerare la creatura
principale di Pagnotta, Umbria Jazz
(prima Hot Club e poi Jazz Club
Perugia ndr), uno dei più grandi
festival mai realizzati al mondo. Mi
piace – continua Migliosi – citare
le parole del direttore della PJO,
Mario Raja che ha detto che l'Umbria
è diventata una fucina di talenti e
che Perugia è diventata la New
Orleans del jazz». Anche Nicola
Miriano, presidente del Jazz Club
Perugia, ha espresso parole di
soddisfazione in merito
all'andamento che ha avuto questa
terza edizione. «Abbiamo organizzato
otto concerti - afferma - che sono
andati tutti molto bene, l'ultimo è
iniziato alla grande con
l'esibizione della "Perugia Jazz
Orchestra" ed è terminato allo
stesso modo con Joe Locke. Il nostro
obiettivo principale, che è quello
di rendere intelligibile e di far
arrivare il jazz a più persone
possibile. L’obiettivo è stato
raggiunto! E' un jazz un po'
"ammorbidito" per attirare nel
"tranello" della musica nera più
spettatori possibili. I sostenitori,
gli sponsor e il pubblico hanno
risposto. Mi sembra che tutto sia
andato bene grazie a Carlo Pagnotta,
Mario Guidi e Marcello Migliosi.
L'unico mio rammarico - conclude
Nicola Miriano - è che abbiamo perso
Argentino Stortini che, insieme a
Sauro Peducci, era un grande
estimatore di musica jazz». ...
(JCP) PERUGIA - Poesia struggente,
graffiante a volte... dal "vibes" di Joe
Locke note, nella notte più newyorkese del
Jazz Club. A Perugia, nel tempio della
musica nera d'inverno, l'ultimo concerto del
programma del Jazz Club Perugia. Da Palo
Alto, dove è nato, by New York City, dove
vive, il più grande vibrafonista al mondo.
Con lui il "Force of four", formidabile
combo, instancabile "macchina ritmica" che
ha tracciato la strada per la "slavina"
armonico melodica dell'edere ideale di Gary
Burton (colui che, negli anni '60,
introdusse la tecnica delle quattro
"mazzette" permettendo al vibrafono di non
essere solo uno strumento solista, ma di
diventare anche di accompagnamento). Joe
Locke "Force of four", che è anche il nome
dell'ultimo cd, ha travolto la platea del
Giò Jazz Area. Joe e non solo... sì, perché
il trio - con un "tiro" incontenibile - è
una delle formazioni più giovani e
straordinarie che si siano esibite a
Perugia, la New Orleans del jazz europeo...
Oltre a Joe Locke al vibrafono, sono saluti
sul palco dell'Auditorium, Robert Rodriguez
al pianoforte, Ricardo Rodriguez al
contrabbasso e Johnathan Blake alla
batteria. Quasi due ore di concerto,
compreso il bis, con brani tratti
dall'ultimo cd ed altri, nuovi, che faranno
parte di un altro che sarà registrato nel
2011. L'esibizione è cominciata con una
trascinante "K-Man's Crew" per poi
continuare con "Love is a planchette".
Sempre dall'ultimo cd, Locke ha eseguito "Available
in blue", brano più melanconico con un solo
di Robert Rodriguez al pianoforte
accompagnato a tratti dal contrabbasso di
Ricardo Rodriguez (non sono né fratelli né
parenti ndr). Spazio anche ai nuovi lavori
con "Love is a pendulum", che farà parte
della prossima pubblicazione in programma
per il prossimo anno. Nel corso della sua
esibizione Joe Locke ha parlato anche di
Perugia: «E' molto bello essere qui - ha
detto -. Perugia mi ha dato grandi
sensazioni e ricordi perché in questa città
ho fatto musica importante. E' bello essere
qui anche in un momento più tranquillo,
diverso da quello che si vive durante Umbria
Jazz». Dopo anni di dischi e concerti,
tenuti spesso anche in Italia, Joe Locke è
ormai considerato il vibrafonista più
significativo della scena, degno
continuatore di capiscuola come Milt
Jackson, Bobby Hutcherson e Gary Burton. Da
tutti Locke ha ereditato qualcosa: il senso
dello swing, l’audacia armonica, la
profondità lirica che la tecnica delle
quattro mazze gli permette di espletare al
meglio, specialmente in solitudine. Un vero
artista che, anche sul palco perugino, ha
trovato nell'energia contagiosa e in una
forte presenza scenica gli elementi per
scatenare l'entusiasmo del pubblico. Ad
aprire l'ultima serata della terza stagione
non è stato Joe Locke, ma la trascinante
"Perugia Jazz Orchestra", diretta da Mario
Raja, che, in chiave "be bop", ha
riproposto, in maniera rivisitata, musiche
di Herbie Nichols, geniale pianista e
compositore afroamericano morto poco più che
quarantenne nel 1963. Questo programma,
commissionato a Raja nel 2000 da Stefano
Zenni per il "Teatro Metastasio di Prato",
ha "circolato" molto poco. Il direttore ha
ripreso questo repertorio, rinnovandolo
completamente e adattandolo all'orchestra
perugina che lo ha presentato, per la prima
volta, ieri sera (16 aprile) sul palco del
Jazz Club. La musica di Nichols è fra le più
originali del jazz moderno; le sue melodie
intriganti, le armonie dissonanti e
interessantissime, le soluzioni musicali
inedite e sorprendenti lo potrebbero
avvicinare a Thelonious Monk o al Coltrane
compositore. Dodici sono stati i brani
proposti dall'ensemble perugino tra cui
"2300 skydoo" (con cui hanno aperto), "dance
line", "blue chopsticks" e "Portrait of ucha",
per chiudere, con un bis, con "Lady sings
the blues". Gli arrangiamenti di Raja hanno
ripreso ed elaborato la musica di Nichols
(che ha inciso i suoi pezzi solo in trio col
pianoforte) rendendone appieno l'impronta
originale, ma anche aggiungendo molto di
personale. Il risultato che ne è scaturito è
un colore sorprendentemente moderno, con una
grande varietà di contesti ritmici. Come
sempre, è stato dato grande spazio alle
improvvisazioni dei solisti e il programma
non ha mancato di un certo umorismo con
citazioni che vanno dalla musica balcanica a
quella caraibica. Con Raja, sul palco, sono
saliti i 16 elementi della Perugia Jazz
Orchestra, ovvero: Cristiano Arcelli,
Manuele Morbidini, Pedro Spallati e Rossano
Emili al sassofono; Antonello Migliosi,
Mirco Rubegni, Graziano Baldini e Davor
Pomir alle trombe; Massimo Morganti,
Pierluigi Bastioli, Alberto Oliva, Andrea
Angeloni ai tromboni; Angelo Lazzeri alla
chitarra; Marcello Lupoi al pianoforte; Igor
Spallati al contrabbasso e Ugo Alunni alla
batteria. La Perugia Jazz Orchestra si sta
imponendo all'attenzione nazionale non solo
per l'energia e l'eccellente compattezza
dell’ensemble, ma anche per il notevole
livello dei solisti, tutti giovani cresciuti
nella città di Umbria Jazz. SONG LIST
PERUGIA JAZZ ORCHESTRA: "2300 skydoo",
"dance line", "love, gloom, cash, love", "blue
chopsticks", "117th street", "Miss Ann", "Infatuation
eyes", "The gig", "The spinning song", "Portrait
of ucha", "Lady sings the blues" (bis). SONG
LIST JOE LOCKE: "K-Man's Crew", "Love is a
planchette", "Love is a pendulum", "Available
in blue", "Saturn's child", "Like Joe"
(composto da Robert Rodriguez).