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Stefano Bollani...un po’ di biografia All'età di sei anni comincia a studiare pianoforte. Esordisce professionalmente a quindici anni. Dopo il diploma di conservatorio conseguito a Firenze nel 1993 e una breve esperienza come turnista nel mondo della musica pop (con Raf, Irene Grandi e Jovanotti, fra gli altri) si afferma nel jazz, collaborando con grandissimi musicisti (Richard Galliano, Phil Woods, Lee Konitz, Miroslav Vitous, Han Bennink, Aldo Romano, Michel Portal, Gato Barbieri, Pat Metheny, Chick Corea, Bobby McFerrin, Franco D' Andrea, Martial Solal, Uri Caine, John Abercrombie, Kenny Wheeler, Greg Osby...) sui palchi piú prestigiosi del mondo (da Umbria Jazz al festival di Montreal, dalla Town Hall di New York alla Fenice di Venezia, fino alla Scala di Milano). Fra le tappe della sua carriera, fondamentale è la collaborazione iniziata nel 1996 - e da allora mai interrotta - con il suo mentore Enrico Rava, al fianco del quale tiene centinaia di concerti e incide ben tredici dischi. I piu' recenti: Tati (ECM 2005), in trio con Paul Motian alla batteria, (disco dell' anno per l'Academie du jazz francese), The third man (ECM 2007),  (miglior disco dell' anno per la rivista americana Allaboutjazz e per l' italiana Musica jazz) e New York days (ECM 2008), in quintetto con Mark Turner, Larry Grenadier e Paul Motian (disco dell'anno per Musica jazz).... Hamilton de Holanda...un po’ di biografia Degno successore dei grandi mandolinisti quali Jacob do Bandolim, Joël Nascimento e Armandinho Macedo, il giovane Hamilton de Holanda, nato nel 1976, sta rivoluzionando lo strumento emblematico del choro, il bandolim, al quale ha aggiunto una quinta doppia corda -portando il loro numero da 8 a 10 e sul quale ha sviluppato una polifonia completa, soprattutto in solo, e un'espressività sonora e percussiva arricchita. La sua capacità a inventare è inesauribile e il suo suono potente e preciso, un vero maestro. Con una libertà assoluta ha saputo costruire la sua personalità a partire da elementi presi dal suo ambiente naturale, da numerosi incontri interculturali e da un percorso ricco di esperienze variegate. Hamilton si ispira tanto al repertorio classico quanto a quello del jazz o della musica popolare brasiliana. Dimostra inoltre una maturità sorprendente che si manifesta in particolare nella sua estrema adattabilità: suona con la stessa scioltezza sia con un'orchestra sinfonica che con artisti di rilievo come Buena Vista Social Club, Cesaria Evora, Djavan, John Paul Jones, Mike Marhall, Stanley Jordan, João Bosco, Ivan Lins o Richard Galliano, o anche in solo sul palco con il suo bandolim. "Hamilton è un musicista nato con una dote. Tutto è facile per lui. Questo giovane uomo è già uno dei più grandi strumentisti del Brasile e del mondo. Anche se viene dalla scuola di Jacob do Bandolim, Hamilton va al di là dei confini della musica tradizionale e propone una rinnovamento del choro.” Hermeto Pascoal.
S.Bollani - H.de Holanda